Disordini della memoria e sindrome di Alzheimer

Capita sovente intorno ai cinquant’anni di registrare disturbi apparentemente banali come dimenticanze varie, disattenzioni, disturbi della concentrazione e della memoria. Quando tutto ciò si limita a delle carenze causate dal fatto che il sovraimpegno e lo stress della vita quotidiana ci provocano, tutto ciò è naturale. Tuttavia, bisogna anche considerare che l’aspetto più importante in qualsivoglia branca della medicina è rappresentato dalla prevenzione.

Più che mai essa è necessaria e indispensabile per quanto riguarda il cervello. Nel sud d’Italia in special modo la figura professionale del neurologo è talvolta fraintesa, e si crede che esso sia uno specialista che curi esclusivamente la cosiddetta “follia”. Nulla di più errato. Una visita neurologica in pieno benessere è consigliata già intorno ai quarant’anni, quando già da quel momento in poi perdiamo ogni giorno circa 100.000 cellule cerebrali su un patrimonio approssimativo di circa 26 miliardi.

Ma le epidemie silenti di questo secolo sono le demenze e soprattutto la malattia di Alzheimer. Infatti, abbiamo forme demenziali a prevalente esordio sopra l’età di 45 anni, tra cui la demenza associata alla malattia di Parkinson e quelle provocate da ipo-afflusso di sangue encefalico (spesso da episodio di insufficienza emodinamica acuta).

Alla RMN encefalo compaiono minute aree di ischemia, che purtroppo anche oggi i non specialisti tendono a sottovalutare, spacciandole per normali. Tuttavia, ritornando all’Alzheimer, esso si manifesta soprattutto con disturbi iniziali e leggeri, a carico della sfera concentrazione-attenzione-memoria. Cinque/venti anni prima della diagnosi di demenza inizia questo processo patologico, dove un frammento proteico chiamato β-amiloide si aggrega nei centri del cervello dove si formano i nuovi ricordi.

L’accumulo di amiloide distrugge le cellule, provocandone atrofia. Di poi, blocca le molecole di segnalazione impedendo di raggiungere ricettori neuronali. Questo accumulo si può individuare con la tomografia a emissione di positroni. Si aggiunga anche che una proteina chiamata tau inizia a comportarsi in maniera anormale. Essa si aggrega formando grovigli che interferiscono con le funzioni cellulari.Possiamo concludere con una affettuosa raccomandazione: conosci il neurologo e proteggi il tuo cervello.

PATANE' PROF. ALFIO GIOVANNI
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